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lunedì 22 maggio 2017

Memoria di ragazza - Annie Ernaux


Chi è la ragazza della fototessera in bianco e nero che guarda Annie Ernaux dall'album scolastico del collegio Saint- Michel di di Yvetot?

"Una ragazza carina pettinata male" ; " La ragazza della foto non è me, ma non è una finzione"

È una ragazza di cui neppure la scrittrice sembra saper dire di più, la sua figura ha contorni sfumati eppure particolari precisi affiorano già dalle nebbie della memoria.
Inizia così l'ultimo romanzo di Annie Ernaux, in cui la scrittrice rievoca la se stessa del 1958, una se stessa diciottenne e irriconoscibile ormai dimenticata da tutti.
Annie D. è l'identità lontana che però vuole essere raccontata e la sola a poterlo fare è proprio lei, la se stessa da adulta, quella che scava con la penna in quella parte così determinante e sofferta del suo passato.
Il risultato di questa ricerca è prodigioso e porta alla realizzazione di questo libro che è un capolavoro di analisi e racconto di sé.

Annie Duchesne nasce a Yvetot e cresce tra le mille apprensioni di una famiglia che fino alla maggiore età la coccola e la sorveglia: è l'unica sopravvissuta di due figlie, in pratica un tesoro da salvaguardare. Cresce certa della propria superiorità intellettuale, copiando poesie di Baudelaire e Dumas figlio, in un' epoca in cui l'alfabetizzazione non era fenomeno così comune. Impera, orgogliosa come una regina ma, in realtà, tutto ciò che conosce del mondo, lo conosce attraverso i libri e le aspettative di successo che incarna le incarna soprattutto verso se stessa.

"Non ha un io determinato, ma diversi io che passano da un libro all'altro". 

A diciott'anni i suoi decidono di lasciarla partecipare come educatrice ad una colonia estiva a S., località non meglio specificata, senza che abbia neppure avuto una preparazione adeguata.
Quando arriva alla colonia, l'impatto col mondo reale sarà necessariamente spietato ed atroce.
L'incontro coi ragazzi, la scoperta del corpo maschile, il modo in cui le viene proposto e ogni conseguenza a cui Annie dovrà far fronte la smantellano, la riducono in frammenti, la perdita di quella certezza che prima ostentava la cambia, per sempre.

Turbamento, paura, desiderio, repulsione, odio, ribellione: sentimenti incontrastabili che prendono vita, tumultuosi, nell'anima disordinata di una ragazza senza precedenti e che Annie Ernaux rincorre, nel romanzo, abilmente, sfruttando tutte le possibilità che memoria e penna le offrono.

La ragazza della foto chiama, evoca, chiede giustizia, vuole dar voce a quella parte che perfino sua madre, per vergogna, ha tentato di sopprimere, di dare alle fiamme, e la scrittrice che è diventata, quella donna che è adesso, a ottant'anni, deve per forza sedersi al tavolo e mettersi a scrivere per raggiungerla.


Impossibile desiderare di voler indossare nuovamente quei panni eppure è irresistibile il richiamo di quella ragazza che, altrimenti, sarebbe perduta. Annie Ernaux scrive, come incantata e scrive un incanto, scrive dentro ad un'ispirazione continua, si fonde con la sua opera letteraria e, se è vero che la memoria è conoscenza è anche vero che...

"...quello che conta non è ciò che succede, è ciò che si fa di quel che succede"

Questo romanzo parla di esplorazione, l'esplorazione che una ragazza ancora ignara del mondo è naturale che voglia fare, e l'esplorazione che una scrittrice ottantenne di fama internazionale fa, molti anni dopo, per testare il potere della memoria e della scrittura.
Questo è il romanzo che racconta il potere della scrittura, un potere schiacciante che si vendica anche della grettezza sentimentale di un ragazzo, un H. qualunque, che, in una notte del 1958, nello scantinato di una colonia estiva ha spazzato via il confine tra aspettativa e realtà, iniziando bruscamente Annie alla vita reale.

Memoria di ragazza è l'esplorazione, è la memoria intesa come atto di conoscenza e la scrittura intesa come atto di potere, di sopravvivenza sul tempo, sulle cose, sulle persone.
Chi scrive ha tutto il potere del mondo dentro la sua penna.
La ragazza della foto, sembra quasi che lo sapesse, o forse no, ma era lei ad avere il potere su H, perché è lei che alla fine ne scriverà, lei soltanto, e questo è quanto.

"Esplorare il baratro tra la sconcertante realtà di ciò che accade nel momento in cui accade e la strana irrealtà che, anni dopo, ammanta ciò che è accaduto"

In questo romanzo Annie Ernaux è irresistibile e inarrivabile, la semplicità con cui costruisce pensieri così taglienti e raffinati è magistrale, è arte allo stato puro perché ha un carattere di universalità e la ragazza nella foto potrei essere stata anche un po' io.
Insomma, qui c'è solo da alzarsi in piedi e battere le mani.












mercoledì 17 maggio 2017

Efemeridi - Cesare Catà



Le storie raccolte in Efemeridi, scritte da Cesare Catà, sono storie scintillanti, che brillano di una luce speciale che le rende uniche, mortali ed eterne come stelle comete: ventisette squarci aperti nelle vite di altrettanti grandi scrittori.
L'azzeccatissima apertura del libro è lo stupendo e memorabile explicit di the Hours, in cui una Virginia Woolf prossima all'abbandono spiega che le ore sono tutto quello che rimane, tutto quello che, attraverso la scrittura, può essere salvato di una realtà che va guardata in faccia, sempre.


I ritratti che Cesare Catà offre di scrittori come Yeats, Leopardi, Pasolini, Sylvia Plath, la stessa Woolf, Rimbaud, Kafka, Hesse, Kerouac e altri, sono istanti essenziali delle loro vite, ritraggono il momento in cui qualcosa di irriducibile è piombato sulle loro esistenze, cambiandole per sempre, costringendoli ad un confronto improrogabile e fatale con la realtà.


La capacità di ricreare un'atmosfera, uno stato mentale, un sentimento, un modo di parlare, di essere, di scrivere o di pensare è spiccatamente artistica in Catà che, camaleonticamente, diventa tutti gli scrittori che interpreta.

Così, genialmente ricreati dalla penna di Catà, l'acqua del fiume irrompe convulsa dai sogni di Vita, l'amica di Virginia Woolf, Hermann Hesse si mette a nudo, spogliandosi tra le righe del futuro diario di una ragazzina che medita il suicidio, Giacomo Leopardi a tredici anni è il più grande sterminatore di draghi dell'universo, Keats muore d'amore ad anni di distanza dalla donna della sua vita, Yeats, si perde nel sogno magico di una gatta inseguendo la voce delle fate e Sylvia Plath ci consegna i suoi ultimi pensieri, le sue ultime premure di madre, solo un sussurro prima delle sabbie mobili.


"Perché, se un'immagine possiamo costruirci del Paradiso, qui nell'Inferno che attraversiamo vivendo, questa non può essere che quella di noi intenti a leggere bei libri, per sempre, definitivamente"


Non c'è mai una caduta, mai una banalità, mai un ritratto che assomigli, anche solo per stile, ad un altro. Efemeridi raccoglie ventisette voci nel buio, ventisette echi da lontano, ventisette immagini che durano lo spazio di un istante e che continuano a proiettarsi sulla retina del lettore, come un ricordo indelebile, i cui contorni sfumano leggermente, leggermente si spostano, appena appena sbordano e a noi sembra di aver occhieggiato dalla fessura di una porta che non era stata mai aperta, di aver avuto il privilegio di guardare su un universo prima celato: quello di un'umanità spesso ricoperta dalla fama e dalla gloria e mai messa davvero a nudo.
Le ventisette luci di efemeridi vengono dal passato, portano con sé le affascinanti storie di scrittori che vogliono dirci che cosa sono state, ad un certo punto - anche per loro - le ore.











lunedì 15 maggio 2017

Dove tutto è a metà - Federico Zampaglione - Giacomo Gensini

Ci sono libri che hanno il ritmo nel sangue, Dove tutto è a metà oltre al ritmo ha qualcosa in più: ogni capitolo, infatti, porta il nome di una hit che si abbina allo stato d'animo di un personaggio o a qualcosa che gli accadrà all'interno di quella sezione e che, messo insieme ai titoli - hit - degli altri capitoli, alla fine compone una playlist.
Un inizio sicuramente alternativo e sicuramente rock che porta fin da subito una bella e divertente novità.

Ma ecco che al ritmo di Time is running out  dei Muse incontriamo il protagonista della storia, Lodo, attraente cantautore ventenne, leader del gruppo rock the Bangers, band che sta riscuotendo un buon successo di pubblico al Morrison, locale romano di tendenza. 

Lodo è un personaggio in potenza carismatico, sospeso a metà tra la sua capacità di attrarre e la sua paura del palcoscenico, appassionato, ingenuo, generoso, magnetico; intorno a lui si muoveranno tutti gli altri personaggi del romanzo: uno alla volta inizieranno a suonare, come i singoli strumenti di un'orchestra, fino ad che se ne avrà una melodica concezione di insieme e il palco della vita non si sarà scaldato per davvero, con le sue mille vicende, con le sue mille occasioni, con le sue infinite alternative. 
La strada di Lodo, così dissestata e agli inizi, piena di sbalzi ed incertezze, fatta di notti magiche e vibrazioni da brivido è destinata ad incrociare presto quella di un altro personaggio incredibilmente magnetico, Libero Ferri.

Si capisce fin da subito che Libero è un personaggio controverso: star in declino, un tempo famosissimo, è capace di gesti di grande bellezza quanto di gesti impossibili da decifrare per egoismo, è la contraddizione che vive, la sospensione, l'incarnazione delle parole che danno il titolo al romanzo ed è decisamente molto rock. Chitarrista dotato, trasformatore di melodie, talentuoso artista eppure ineffabile distruttore, in certi momenti, narcotizzatore di se stesso, incapace di guardare al bello. 

E poi c'è Giulia, l'attrice, la giovane promessa cinematografica, bella e distante, indipendente, fragile al momento giusto, spietata al momento sbagliato, la ragazza da capogiro, insopportabile e narcisista, bambina e seduttrice, ambigua, insondabile eppure anche così chiara, sarà la donna che condividerà alcuni tra i momenti più importanti della vita di Lodo e Libero.

Attorno a questi tre pianeti - Lodo, Libero, Giulia - e alle loro passioni, ruota la trama del romanzo che è un romanzo che vibra, fa emozionare, coinvolge, fa ballare, muove, perché parla soprattutto delle debolezze umane, delle tentazioni a cui si cede, delle paure a cui non si riesce a far fronte, della pochezza in cui, certe volte, si cade, e in cui si cerca a tentoni qualcosa di migliore in cui credere, per cui lottare. 
Lodo, Libero e Giulia sono tutti e tre aggrappati ai loro sogni di gloria e lo sono talmente tanto che, insieme a loro, tengono sospesi anche i lettori, che ne vivono e ne sopportano le scelte, perché così umane, così condivisibili, così reali.

Se non fosse un romanzo, Dove tutto è a metà, potrebbe essere la sceneggiatura di un bel film, di una commedia romantica che parla di rapporti, siano essi d'amore o d'amicizia e sarebbe riuscitissima: avrebbe infatti una trama mai fiacca e dei personaggi che, nel bene e nel male, parlano col cuore, anzi, il cuore lo fanno cantare, instancabilmente.

Dove tutto è a metà è un bel romanzo, che rispecchia alla perfezione i nostri tempi, i nostri modi, la nostra umanità e lo fa con garbo e con stile, lo fa con forza e con ritmo, creando la giusta sintonia tra parole e storia, diventando come quella canzone che quando ti viene in mente sorridi perché ti ha lasciato qualcosa quando l'hai ascoltata, perché ti ha fatto stare bene, perché in un passaggio c'era dentro qualcosa che era anche un po' tuo. 





Tiromancino performing Dove tutto è a metà






martedì 9 maggio 2017

Piccoli Racconti di un'infinita giornata di primavera - Natsume Sōseki

Fino ad ora inediti, Piccoli racconti di un' infinita giornata di primavera sono venticinque racconti di rara bellezza, pubblicati per la prima volta in Italia da edizioni Lindau.
L'autore è Natsume Sōseki, uno dei maggiori scrittori giapponesi tra Otto e Novecento - molti lettori lo conosceranno per il suo famoso romanzo "Io sono un gatto".

La sensazione che arriva, subitanea e forte, leggendo questi piccoli capolavori, è quella di meraviglia davanti a qualcosa di nuovo. 
Sōseki, infatti, crea un nuovo motivo, una forma narrativa diversa da tutte le altre, poetica, delicatissima, che fonde la brevità degli Haiku giapponesi (componimenti poetici tipici della cultura nipponica), con l'estensione maggiore della frase occidentale, mantenendo al tempo stesso l'originalità dei termini in lingua madre. 
Il risultato è un perfetto insieme di attimi che si tendono, e che raccontano, ad esempio, la quotidianità di una festa di capodanno o gli odori stantii che si respirano di una pensione inglese, il passato sospeso sul luogo di una sanguinosa battaglia, la furbizia di un monello giapponese o ancora le difficoltà economiche in un freddo inverno dell'epoca.
Nel raccontarli, la genialità e il talento di Sōseki sono tali che sembra di percepire il calore del vapore del braciere acceso in casa, oppure di poter toccare la robustezza di un kimono di rappresentanza o ancora di respirare la leggendaria bruma dell'antica Scozia.

In un racconto che ho molto amato - Il serpente -, ad un certo punto, arriva la pioggia e mi è sembrato, mentre scorrevo su quelle parole tonde, precise e puntuali nel loro cadere, come gocce, di leggerlo il rumore che fa la pioggia, col suo ritmo distante, mentre univa cielo e fiume, lasciando gli uomini nel mezzo a sfidare i misteri dei gorghi dove il sogno sfuma nella realtà e l'inconsapevolezza si trasforma in coraggio.


Sōseki è un demiurgo, crea piccoli, nuovi, universi, intinge il pennello della scrittura nella polvere delle parole e poi lo muove, dando forma a qualcosa di accecante e unico. 

Leggere Piccoli racconti è come assistere ad uno spettacolo per la prima volta, sia che il soggetto trattato riguardi una scena, un sentimento, un'idea, un personaggio immaginario, un rumore o un qualsiasi altro fenomeno fisico che occupi uno spazio di tempo, anche minimo, per manifestarsi.
Sōseki allunga quell'attimo, lo dilata, lo fa durare e ce lo mostra per quello che è, un istante di vita sconcertante per la sua bellezza.


"Quel viso mi stava aspettando qui in piedi da cent'anni, così come quegli occhi, quel naso e quella bocca; è quello che per altri cent'anni continuerà ad andare in infiniti luoghi con me obbediente, al suo seguito; quello che mi parla in silenzio"



lunedì 8 maggio 2017

Svegliare i leoni - Ayelet Gundar-Goshen

Svegliare i leoni di Ayelet Gundar-Goshen può essere annoverato a pieno titolo nella categoria dei libri irresistibili, perché per  esserlo non gli manca nulla: ha una trama formidabile, ad alta tensione, e una scrittura scalpitante, formosa, che fa cavalcare ogni capitolo con l'impazienza di scoprire che piega prenderà la storia.

Fin dalle prime righe il chiaro intento della Gundar-Goshen è quello di sbalzare il lettore dalla poltrona fino al deserto del Negev per catapultarlo dentro ad una notte di luna piena, quando un fuoristrada rosso corre a tutta velocità tra le dune di sabbia ed investe un uomo.
L'acceleratissimo battito dell'uomo alla guida rallenta di colpo.
Il cuore messo alla prova è quello di Eitan Green, giovane ed integerrimo neurochirurgo che, improvvisamente, si trova a fare i conti con qualcosa di enorme: l'eritreo che ha appena investito è spacciato, per professione sa che non potrà salvargli la vita in alcun modo. Prestargli soccorso servirebbe solo a condannare se stesso.
Così Eitan Green fa una cosa che non avrebbe mai creduto di poter fare: scappa, abbandonando un uomo moribondo al suo ineluttabile destino.
La mattina seguente, però, non appena la moglie e i figli escono di casa, alla porta del dottore bussa una donna misteriosa: è bellissima, ha la pelle più scura della notte e con sé ha anche il portafoglio che il dottore ha perso nel deserto, chiaramente è lì per ricattarlo, ma non sono i suoi soldi quello a cui mira.

Tutto questo accade nel primo capitolo del romanzo e pone le basi per una storia che straripa di colpi di scena e di personaggi vividissimi. La trama, mai scontata, non smette di stupire, ogni capitolo è come un fuoco d'artificio e sembra l'episodio di una serie televisiva ad alta tensione.

Nel corso del romanzo, Green e sua moglie Liat si troveranno faccia a faccia con aspetti di sé mai conosciuti prima, sia come individui che come coppia, sopra le loro teste, come una spada di Damocle, incombe la domanda "come mi sarei dovuto comportare?", i luoghi che dovranno esplorare non saranno soltanto vicine e sbalorditive realtà esteriori ma anche sconosciute realtà interiori. La violenza che scorre sottoterra, come acqua di fogna, non è così diversa dalla furia che fluisce sotto le vene.
La Gundar-Goshen mina, un pezzo alla volta ogni certezza, lasciando aperta la questione sull'ambiguità della natura umana e rendendo palpabile, come sabbia che sfugge, questa fragilità che ci compone e che allo stesso tempo non può appesantirci.

"Ha affondato i piedi nella sabbia, calda e liscia. Il vento l'ha portata qui e il vento la porterà via e va bene così perché la sabbia non ricorda. La sabbia non sa dov'era ieri e dove sarà domani. Se fosse altrimenti, se la sabbia ricordasse tutti i posti dove è passata, diventerebbe talmente pesante che nessun vento riuscirebbe a spostarla"


E poi c'è Sirkit, la strega dagli occhi buissimi, la sirena, il pensiero che cresce, come un'onda inarrestabile, il polo magnetico e il fulcro di tutto il romanzo, la vera perla nera del deserto attorno a cui ruotano come ipnotizzati tutti gli altri personaggi, è lei la chiave del mistero umano, ed è uno dei più bei personaggi letterari femminili di cui abbia letto fino ad ora, un personaggio così forte che pare sollevare la storia sulle sue braccia per porgerla al lettore.

Questo romanzo pulsa come sangue nelle vene, grida per la sopravvivenza o meglio, ruggisce, come fanno i leoni quando si svegliano.
Un libro irresistibile, che morde e tiene sospesi per tutta la storia, allentando la presa solo al momento giusto, forse, quando sarà l'ora di chiuderlo.



giovedì 4 maggio 2017

Stelle Ossee - Orazio Labbate

Scenari apocalittici, ai limitare della ragione, stagioni che si confondono, neve che cade come cenere, amore e morte, un passato che torna per annientare sotto forma di ricordi distorti, frammenti bruciati di un film che non si può più guardare e l'amore morto o fuggito per sempre e l'orrore, appena svelato, da seppellire vicino e con cui convivere.

Labbate scrive per immagini, evoca, in modo personalissimo, dimensioni parallele, spazi ai confini della realtà, richiama universi interi racchiusi nel sottosuolo, mondi in cui protagonisti becchini scelgono di tornare a vivere, città al cui centro pone macellerie insanguinate e lavanderie dove sinistre e robotiche vecchiette ripetono frasi inquietanti, e crea piccoli capolavori come Luce accesa, racconto quasi dylandoghiano, alla Sclavi, surreale e morbido, con una voce femminile fuori campo che invita il suo amore a fare il bagno insieme, dopo averlo lasciato vagabondare nell'oscurità per tutta una notte.

Superlativi i rimandi a Poe, corvi, cimiteri, cripte, atmosfere gotiche filtrate dalla lente delle ambientazioni del Sud. Rosso e nero i colori, ma anche arancione e la tinta d'ombra indefinibile che ha la notte.

"Ci sarebbero state altre notti e altri Lucifero con gli occhi gialli, egiziani"

Col bellissimo racconto finale arriva il ritratto della migrazione in America, un miraggio che si trasforma presto in qualcos'altro, un continente che di nuovo non ha niente ma che è piuttosto un carrozzone da circo fatto dalle peggiori caratteristiche di tutte le etnie. Un incubo reale, che trabocca di particolari azzeccati, di suoni e odori e, per contrasto col resto, catapulta nel mondo disperato della Little Italy di inizi Novecento.
Uomini che arrancano sui propri ricordi scambiandoli per sogni.


"Cocci intrisi di caffè tiepido si incanalavano nei disegni del pavimento, fiumi dentro cucchiai di luna tra le barche"

Diciassette racconti originalissimi, staccati da qualsiasi altro tipo di scrittura, che si addentrano in una dimensione crepuscolare e onirica, allucinazioni gotiche, sinistre, macabre e poetiche, dai profili ammiccanti, come quelli delle stelle che mentre sorridono dall'altra parte hanno già il volto di uno spettro.




mercoledì 3 maggio 2017

Il cuore degli uomini - Nickolas Butler

Nickolas Butler è uno che sa scrivere e che quando si mette a scrivere romanzi ne costruisce di belli solidi. Il cuore degli uomini è un bel romanzo robusto, che inizia nell'America degli anni 60 e prende tre generazioni di uomini.
Siamo molto lontani dalle note orecchiabili metà rock e metà da ballata a cui Butler ci aveva abituati in Shotgun Lovesongs, infatti, questo suo ultimo è un romanzo spietato, che rivela un mondo intriso di cattiveria, i cui protagonisti sono uomini duri che devono confrontarsi con un'insanabile mancanza di morale e principi, con un'ipocrisia che impera ovunque, perfino in quei posti dove si dovrebbe imparare ad essere ottimi esseri umani.

Estate 1962, al campo scout Chippewa, nel Wisconsin - le ambientazioni, come sempre, sono vertiginose, la natura selvaggia e incontaminata della foresta che Butler sa descrivere così bene avvolge ogni cosa -, Nelson riveste il ruolo di trombettiere, ma non ha neanche un amico; è uno degli elementi più in gamba, ma non è capace di conquistarsi l'amicizia e il rispetto di nessuno dei suoi coetanei, è troppo timido, troppo leale, troppo buono e, proprio quell'estate, imparerà una delle lezioni più dure di tutta la sua vita che lo cambieranno per sempre precipitandolo violentemente in una dimensione adulta in cui i sentimenti dovranno necessariamente giocare un ruolo differente.
Su questo evento - Nelson, tradito dai suoi compagni, pagherà per tutta la truppa lo scotto di una scommessa persa - Butler innesta la trama del suo romanzo e i suoi personaggi incentrano la loro vita sulla lotta, sul solo modo possibile per sopravvivere a tanta ostilità. L'unico amico che Nelson abbia mai avuto è Jonathan, forse non perfetto e limpidissimo, ma costante e, con la sua presenza, riesce ad andare oltre la guerra del Vietnam, oltre le difficoltà della vita, oltre tutto, perché, davvero oltre tutto, l'uno ci sarà sempre per l'altro.

Come ama fare, Butler, divide il romanzo in capitoli narrati a turno dai suoi personaggi. Questi capitoli sono anche divisi in fasi temporali, e il meccanismo adottato è perfetto perché dà esattamente la percezione delle porzioni di tempo che passano.
Anche lo stile narrativo si adegua allo scorrere del tempo e, una novità che mi ha piacevolmente colpito nell'ultima parte del libro, ambientata ai giorni nostri, è che Rachel e il figlio - protagonisti dei capitoli finali della storia -  comunicano tramite SMS e il lettore ha la possibilità di leggerli direttamente sulla pagina.

Quando ho chiuso il libro sono rimasta un po' a pensare a quanta durezza e verità Butler vi avesse racchiuso dentro. Lontano dalla possibilità di redenzione che il precedente romanzo di Butler lasciava al lettore, in Il cuore degli uomini, non c'è spazio per il sogno, la ballata ha lasciato il posto al suono lucido e squillante della tromba militare di un campo scout, discostandosi tantissimo dall'atmosfera quasi surreale del tramonto del Wisconsin, qui il richiamo alla realtà è sorprendentemente rapido e risoluto, la natura è la stessa, ma adesso porge la sua faccia più ruvida. Gli uomini che si muovono su questa terra non sono tutti degli eroi, ma chi decide di andare avanti con onestà e seguendo il cuore sicuramente lo è e tiene accesa la lanterna della speranza.
Questa che racconta Butler è una storia nuda e cruda, senza quella retorica o quel sentimentalismo che la guasterebbero, è ustionante, come l'attrito del legno quando lo si strofina tra le dita per accendere un fuoco... e poi divampa.



"Ho conosciuto codardi e ho conosciuto eroi. Gli eroi venivano sempre guidati dal cuore; i codardi dal cervello. Non dimenticarlo. Gli eroi non fanno calcoli e non ponderano.  Fanno quello che è giusto"